Italian poem
I giardini
by Ada Negri (1870–1945)
Giardini oscuri, simili a foreste vergini, carchi d’èlitre ronzanti entro socchiusi calici, formanti a quete ville una gelosa veste:
giardini oscuri, ove il colloquio delli alberi varia a ritmo d’acqua e d’aria, date una fronda anche alla solitaria che si sofferma, pallida, ai cancelli.
Ella è colei che non trovò la pace mai, nè pur quando l’ebbe faccia a faccia, e il suo dolore amò, sol d’esso in traccia correndo, e solo in quel disio tenace.
Ella è colei che nacque per andare andar, fin che le manchi il soffio e il passo, e morte eterna uguagli il corpo al sasso sotto l’eterna fissità stellare.
Adesso è stanca. Il sole, a piombo, è spada arroventata, è ardor che in mille e mille roghi conflagra. Dolce alle pupille goccia d’acqua sarebbe, o di rugiada:
dolce, alla bocca, ritrovar nel calice d’un àrum bianco un sorso per la sete: e poi dormir, supina, in una rete di frasche, sotto il murmure d’un salice.
Ma dormire non può. — Sonno s’è tolto e tregua: poi che un attimo d’oblio basterebbe a nasconderle del Dio che va cercando il sospirato volto.
Nè ombra può goder: poi ch’essa vuole ardere, sino a non formar che un puro getto di fiamme, alto così nel puro cielo, che in sè lo riassorba il sole.