Italian poem
I Sopravvissuti
by Ada Negri (1870–1945)
I.
Fu, prima, ferocissima, la guerra. Poscia, il saccheggio con la pestilenza. E siccità distrusse ogni semenza. E il terremoto devastò la terra.
Mostruosi grovigli d'insepolte vittime scavalcando con demente rabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente, abbandonaron le crollate vôlte.
E ad uno ad uno caddero per via. E per giorni e per notti la tormenta divina imperversò, fin che fu spenta ogni voce nel mondo in agonia.
Di cerchia in cerchia ruinò sperduto del sole in traccia, come pazzo, il mondo; nel suo terrore d'astro moribondo all'altre stelle in van chiedendo aiuto.
Ma la celeste rutilante aurora, per volontà di Dio dal caos balzando, disse: Pace!...--e le arrise il miserando regno dei morti e del silenzio, ancora.
E pace fu, sopra la terra. Il solco, sazio di sangue e di midollo umano, in opulento biondeggiar di grano risfolgorò, senz'opra di bifolco.
E ancor le piante misero le fronde. E qualche uccello ancor vi pose il nido. Tutto tornò com'era, a monte e a lido, al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.
Sol fu distrutto quel che l'uom creò, la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio, la macchina: e distrutto egli, con l'empio suo cuore.--Ma un manipolo restò.--
Restò, padrone, in faccia al cataclisma. Restò, più forte della cieca morte. --Compagni!... Nostre ormai sono le porte del tempo!... Assunti dal vermiglio crisma
al gran destino, di gladïatoria possanza i maschi, di superba grazia le donne,--avanti!...--Il nuovo impero spazia da nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...--
II.
Ultimi d'una stirpe di titani, progenitori di più eccelsi eroi, or che faremo?... Quale, ora, da noi prova attende, alba vergine, il domani?...
Sparvero i lari, i codici, i messali, i crocifissi dalle tese braccia consolatrici: inabissò ogni traccia di civiltà negl'ìnferi letali.
O mio compagno atletico, rammenti tu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza, femmina bella come la bellezza, che smarrita mi guardi e non mi senti?...
E tu, che ascondi dietro il fronte enorme la scïenza dei secoli;--e de' tuoi volumi, ove scrutasti il prima e il poi, l'ammasso in gora senza scampo dorme?...--
E tu, che sulle storte gambe reggi ligneo torso nodoso, uso al travaglio di leva?... e tu, che corda di bavaglio tessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...
E tu, donna, che porti sulle labra impresso il bacio d'una moltitudine?... Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudine scandagliavi l'insonne anima scabra?...
Novello nome per virtù novella venga a ciascun dal limpido lavacro donde ei, fanciullo primigenio, il sacro cammino imprenda verso nova stella!...
Sia rimesso a ciascuno il suo peccato s'egli peccò secondo la scomparsa legge:--maravigliosa anima, apparsa dal caos, prima di te nulla era nato!...
Parli e agisca ciascun secondo il detto della sua verità, nuda ed eterna come quella che i sommi astri governa e un perchè impone all'albero e all'insetto:
ciascun discopra, invïolato, il volto della sua verità dall'ombra trista: per la bellezza che non fu ancor vista, per l'amore che ancor non fu raccolto.
III.
Fiorirà dal novissimo pensiero la novissima lingua; ai puri infanti coi colloquî degli alberi e coi pianti dell'acque intatto offrendo il suo mistero.
Maravigliosa anima nostra, figlia del caos, sì presso alla lucente origine che tocchi, col respiro, la vertigine degli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...
Nella tua nudità senza vergogna, nella tua forza che a se stessa è braccio, e, perchè sciolta d'ogni falso laccio, innocente di frode e di menzogna!...
Da oggi a sempre, o tu che nel tuo viso sol ti rifletti, va per vie d'amore, lieve ondeggiando in cerchi di splendore cosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!...
.... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Dio di questo giorno: già, sanguinolente nubi e spade di fiamma ad occidente guardano a noi come per dirci addio.
Mai non vedemmo, o miei fratelli, il sole con tristezza sì grande naufragare: sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare, di tacite impalpabili viole.
Dove sono, o fratelli, le campane che suonavano un dì l'Ave Maria, accompagnando il pellegrin per via, dolci di tutte le dolcezze umane?...
Dove le umìli tremule fiammelle dei lari, guida al vagabondo e scorta?... O memoria, tu dunque non sei morta!... uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...
Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore, se ha freddo. E dentro soffochi il singulto. Se rivelato essere a noi l'Occulto deve, e vinto da noi tempo e dolore,
dal più profondo anelito dell'Io sorga e s'adori,--come nella culla di strame il Cristo,--innanzi al tutto e al nulla, l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.
FINE.
Nota dei trascrittori
Le grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.