Italian poem
Il Violinista
by Ada Negri (1870–1945)
Monos e Una.
Ti strappasti tu l'anima, per farne corda che vibri al tocco dell'archetto?... Da qual paese ignoto e maledetto fin qui portasti le tue gambe scarne?...
Curvo, e quasi incorporëo nel tinto frac slabbrato alle falde, coi capegli lungo-spioventi intorno al bianco degli zigomi aguzzi, hai l'umiltà d'un vinto.
Par che ti sia d'orrore esser fra gli uomini. Ne' tuoi occhi--acqua verde fra le ciglia-- sta la perenne triste maraviglia d'essere vivo. Ma, se suoni, domini.
Nel caffè di sobborgo, ove Arlecchino s'ammorba, in casco, in giacca, colle stanche donne a lato, davanti a coppe bianche di tossici o purpurëe di vino,
tutti i gesti s'impietrano, la massa ha un volto solo, pallido, contratto: ogni favella si fermò di scatto, poi che la tua gigante anima passa.
Donde la porti?... dal delitto, forse?... Questo non è Chopin, non è Beethoven. Sei tu, con la follia che dentro move a turbine, e ti schiaccia fra due morse
talora, e strappa l'urlo; e in un singulto lo spezza; e poi lo sgrana in razzi, in trilli salenti in frenesia, come zampilli di sangue, verso un paradiso occulto.
*
Io che t'ascolto, piccola, celata fra Georg il minatore e Willy il fabbro, pur tengo, dietro questo chiuso labbro, una pulsante forza imbavagliata.
Forza di melodia, che da un tormento intimo viene, e che talor mi strozza dentro così, che n'ho la gola mozza, ma non la posso liberar nel vento.
Manca l'arco che il mio ritmo selvaggio accompagni con l'ebbra ala d'un'eco. Quell'arco è il tuo. Forse tu pure un'eco cerchi nel mondo, o nòmade selvaggio.
O rapsòdo, se tu Mònos ti chiami, io son Una, son quella che tu vai fra terra e cielo in van cercando; e mai sinora ebbe pietà de' tuoi richiami.
Ah, ch'io possa cantar fino a sentire in un gorgo di sangue il cor spaccarsi, e per delizia l'anima restarsi smemorata fra il vivere e il morire:
sospesa al tremolar delle tue corde la voce, come su un azzurro abisso di cieli:--e in religiosa èstasi fisso l'uomo al prodigio, od acclamante a orde!...
.... Ma non per l'uomo.--Per la nostra gioia titanica, soltanto:--per esprimere il sogno, e in lui la verità sublime che nulla muor, se pur la carne muoia.