Versos Italian Ada Negri L'arsura

Italian poem

L'arsura

by (1870–1945)

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Ritta nel sole, colle man sul fronte a schermo, guardi se un ruscello appaia, se qualche roccia della rea petraia pianga per una sua cerula fonte.

Nulla: non trovi nulla, fuor che sassi, polvere, ortiche, calcinacci. E rabbia d’arsura, quasi che rovente sabbia colle contratte fauci respirassi.

Dio mio che sete!... Asciugheresti i fiumi. Ma non v’è nube in ciel, ma non v’è filo d’acqua fra pietre. Avessi tu uno stilo per ferirti, e succhiare il sangue a grumi!...

Dio mio che angoscia!... E niuno, e niuno accanto, che ti dica: — Coraggio!... — che la strada ti accenni, che ti mormori: — No, bada, caschi!... — Se hai sete, ingoialo, il tuo pianto.

E sien per te le assaporate lacrime amara voluttà di beveraggio nuovo, che nuovo renda il tuo coraggio, esasperando i sensi aridi ed acri.

Se ancor parla viltà, con mani a morsa strozzala, e getta il cencio dietro un folto di rovi. — Fin che avrai te stessa, molto avrai: tutto. — E prosegui la tua corsa.

E impara a non fidar che ne’ tuoi occhi e nel tuo piede: a non attender niente dagli uomini, e in te una e onnipossente creder, — se aver non vuoi rotti i ginocchi.

In te sola trovare acqua di vena per sete, campo per raccolto, foglia per ombra.... — allora, e sol se tu lo voglia, comincerà per te la vita piena.