Versos Italian Ada Negri L'Errante

Italian poem

L'Errante

by (1870–1945)

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Tutte le stazïoni e tutti i porti videro quella che non è mai stanca e sotto il nero velo è così bianca, pallida in viso del pallor dei morti. Treni in corsa per monti e per radure la rapiron tuonando e sibilando nei giorni d'oro, nelle calde e torbide notti senza stelle: da treni in corsa vide essa le pure albe fiorire in cieli ignoti: e quando s'addormentò sognando sui cuscini, dal sogno all'improvviso la scosse un urto, il secco urlar d'un nome di paese straniero: e niuno era ad attenderla con riso di gioja, ed ella non cercò nessuno; ma, calma, discendendo, il velo nero ricompose sul volto e sulle chiome.

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La tristezza di gelo ella conosce delle stanze d'albergo, ove la gente passò col suo mistero e il suo pungente destino a tergo, e le sue sorde angosce: ove un ignoto visse la sua notte ultima, forse--e rise e pianse amore fra baci senza fine, e l'insonnia spiò fra le cortine, e l'odio sibilò le rauche e rotte parole, che di pietra fanno il cuore. .... Da quale mano il fiore cadde che or, vizzo, sul tappeto giace?... Chi morse ieri il candido guanciale?... .... Non sa, non pensa. È stanca. Solo vorrebbe riposare in pace. E scioglie il velo e libera le trecce; ma fra le trecce v'è una ciocca bianca, il viso è smorto come il capezzale.

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Malinconia delle città lontane ove le sembra d'essere sperduta, ove ogni cosa agli occhi, al cuore è muta, voce di folla e voce di campane!... Malinconia di ferree tettoje piene di fischi, di fumo, di gente, di lacrime e di brividi nella penombra dei tramonti lividi!... Creature che van verso le gioje d'una casa o d'un sogno--e il sogno mente, e un labbro v'è che mente in quella casa!... Trepide partenze, singhiozzi e gridi soffocati in gola, baci, dolore, amore!... Vana forma fra innumeri parvenze, va l'Errabonda, e non si volge indietro; ma quando parla col suo chiuso cuore si curva, e trema d'esser troppo sola.

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Oh, fermarsi un momento!... Oh, ritrovare una casa fedele, un volto amato!... Ma non può. Dietro a sè tutto ha spezzato. Ella stessa distrusse il focolare. E in fondo al cuore seppellì i suoi morti, e non v'accese lampada a vegliare; ma fugge; chè una muta ombra l'incalza, sol da lei veduta. Cieli acque terre cimiteri ed orti fuggon dinanzi al suo solingo errare, fuggono il monte e il mare, così fuggir potesse anche il ricordo!... Così strappar da te potessi, o bruna innominata, il senso d'ambascia che ti preme, opaco e sordo, le viscere, se pensi un dolce nido piccino agli occhi, ma pel cuore immenso, e in esso, a notte, un dondolìo di cuna....