Italian poem
L'Incendio Della Miniera
by Ada Negri (1870–1945)
La profonda caverna è a mille metri Sotto la terra. Nei pozzi e fra gli scavi, erranti spetri, Vanno per la prigion che li rinserra I minatori.
Son cinquecento: han lampade e picconi, Corde e martelli. D'aspre fatiche indomiti campioni Son cinquecento, muscolosi e belli Come guerrieri:
Niuno di lor varcò i trent'anni ancora, E spose e figli Li attendon là, dove nel sol s'infiora, Dagli abissi lontano e dai perigli, Il verde eterno.
E via scavando con gigante lena Van dentro il masso È la forza plebea che si scatena Contro la fredda maestà del sasso Selvaggiamente:
E rode, sventra, abbatte, invola, strazia, Vandalo atroce, Piovra succhiante che mai non si sazia; Ma spian gli abissi l'attimo feroce De la vendetta;
E l'attimo suonò.--Scoppia una lampa Risponde un tuono. La gran corrente del grisou divampa Con guizzo orrendo e formidabil suono Tutto è perduto.
Per l'âtre forre e le crollanti vôlte Fumosa e rossa, Fra gli urli de le vittime stravolte. Qual serpe che si snoda in una fossa, La fiamma sale.
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Sale e distrugge; e sotto l'immane vampa edace La profonda caverna diventa una fornace. Morti e morenti ammucchiansi; si sfasciano le travi; Son ruggiti di belva giù in fondo ai ciechi scavi, Son castelli di fiamme, son rimbombi di frane, È l'inferno che s'apre su quelle teste umane. Ma soccomber non vogliono i vivi ancora!... avvinto È il lor corpo a la vita con delirio d'istinto. E corrono per gli antri, disfatti, scamiciati, Come dèmoni erranti per abissi infocati, Con le bluse a brandelli, con l'orbite schizzanti: S'arrampicano ai muri, convulsi, sanguinanti, Volendo l'aria, l'aria!... la gaiezza del sole, La libertà dei venti, il verde delle aiuole, Dei magnifici azzurri la purezza infinita, Tutto ciò che è respiro, che è vita, vita, vita!... Oh, quella vita schiava trascinata nell'ombra, Trascinata nei pozzi che fumo o polve ingombra, Quella vita inumana, senza raggio nè fiore, Quella vita di cieco, quella vita d'orrore, Essi adesso la vogliono, la vogliono!... E le mani S'aggrappano a le rocce con movimenti insani Le bocche cercan aria ed ingoiano fumo: La terra nera è fatta di sangue e polve un grumo: Tutto cade e si sfascia, tutto è morte e maceria Dovunque è la terribile follia de la materia: La fiamma scende e sale, e folleggia e gavazza, E sul carnaio infame divampando sghignazza. D'odio omicida è fatta: e stride a le ruine Con rabbia insazïata di vincitrice: fine.
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.... Tutto passò.--Domani, a cento a cento, Saran portati al sole, informi e muti, Con tumulti d'angoscia e di spavento I resti dei caduti:
Su le membra staccate e fumiganti Imprimeran lo stigma del dolore Mille bocche febbrili e singhiozzanti, Mille bocche d'amore.
Poi, gettata sui carri a la rinfusa, Fra spiegate bandiere e veli bruni, La turba funeral sarà rinchiusa Ne le fosse comuni:
Poi, su le fosse, calerà l'oblìo. Splendide rose e pallidi giacinti Sorgeran come al bacio d'un Iddio Dai corpi degli estinti;
E steli e spiche di robuste messi D'umani succhi turgide e superbe; E nel verde dei mirti e dei cipressi, Ne l'umidor dell'erbe,
Ne l'innocente palpitar dell'ale. Ne l'ampia folla libera e serena L'onda rifluirà calda e vitale De la gioia terrena.
.... Ma i figliuoli dei morti, oh, triste, inane Gente!... cresciuti a stenti ed a squallori, Diventeranno per un soldo e un pane Anch'essi minatori.
E ad uno ad uno scenderan nell'ombra: E forse un giorno, dentro i negri scavi Ne la caverna smisurata e ingombra. Al suon di colpi gravi,
Inciamperan ne l'ossa d'un parente. Al subito tremor d'intima guerra Si curveran le fronti, e sordamente Cadran le picche a terra.
.... O razza, o razza conculcata e ignava; Cui nulla giova l'esser bella e forte, Se null'altro sai far che darti schiava. Meglio per te la morte!...
Viva l'incendio che bruciando annienta Le tue lacere vesti e la tua fame, Viva l'incendio che all'ignoto avventa Le tue viscere grame;
Che, per un'ora almen, su te raccende La sterile pietà di chi non soffre, Che fatica e dolor, tutto ti prende, E pace e sonno t'offre!...
Viva l'incendio che al felice, assiso Di fronte al sole, urlando va: Ti desta: De' tuoi sogni d'amor lascia il sorriso, Lascia le sale in festa:
Scopriti il capo: al suolo, al suol reclina Le tremanti ginocchia e il volto smorto: Sul lavor, tra le fiamme e la ruina, Il tuo fratello è morto!...