Italian poem
L'Ignota
by Ada Negri (1870–1945)
L'uomo del camposanto, o Creatura, distesa ti trovò sull'erba diaccia, squallida salma senza sepoltura.
E non avevi più capo nè braccia: solo il ventre mostravi allo stupore dei cippi:--altra di te non era traccia.
Non avevi più labbra per l'amore bugiardo, per la voluttà venduta: nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:
un eterno silenzio, o Sconosciuta.
*
Io lo so, chi tu fosti.--In un oscuro crepuscolo, alla fiamma d'un fanale, io ti vidi passar rasente un muro,
con lenti occhi mal desti e viso male imbellettato e tutto il corpo sfatto da una stanchezza che parea mortale.
Tentavi con la bocca di scarlatto un riso di lusinga e di menzogna. Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,
per te, soffrendo della tua vergogna.
*
Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e sola fra turpi amplessi e fiati acri di vino, la pietà d'una tenera parola.
Vile sino al torpore, affranta sino a non distinguer più morte da vita!... Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.
La tua preghiera egli avea forse udita. Ebbe pietà. Ti soffocò con braccia di ferro--e la tua forma irrigidita
mutilò, fino a sperderne ogni traccia.
*
Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzo urlo de la plebea folla loquace s'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;
ora che dormi finalmente in pace, e il cieco infurïar della tormenta che turbinando ti travolse, tace;
.... e perchè più non gema e più non menta le divoranti fiamme arser l'impura bocca--e degli occhi la lusinga lenta
e le lacrime occulte, o Creatura!...
*
Riposa.--Oh, forse mai, nell'errabonda tua vita, il sonno a te venne con veli sì casti e santità così profonda.
Senza nome sarai come gli steli nati domani dal tuo morto cuore e puri sotto il puro arco dei cieli.
Non ti ricorderai del tuo dolore che per fissar con iridi novelle il sol che schiude in ogni boccio un fiore,
l'ombra che in alto palpita di stelle.