Versos Italian Ada Negri L'Erede

Italian poem

L'Erede

by (1870–1945)

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(dal quadro di T. Pattini).

Di fuori è tènebra: Dentro il tugurio Freddo e deserto Trema il lucignolo D'una candela Con guizzo incerto.

A terra è il rigido Corpo d'un morto.-- Non sa, non sente; Riposa.--Il copre Nero un sudario: Sembra un dormente.

La salma squallida È d'un robusto Lavoratore, Strappato al vomero, Strappato al suolo Fecondatore;

Ai campi fertili, A l'auree vigne, Ai fieni aulenti; A le boscaglie Folli di sole, Nel sol fiorenti.

Prona in un angolo Giace una donna Muta nel duolo. Più lunge, un roseo Fanciullo gioca Sul nudo suolo.

Non sa di triboli, Non sa d'orrori, Non sa di morte. Ei gioca, ingenuo, Biondo, ridente, Tranquillo e forte.

Su lui la tènebra Tutta s'affisa Con occhio strano. Ha voci e brividi, Pensieri e pianti L'intento vano.

--Da un rozzo bacio Dentro una stalla Venuto al mondo, Di', che t'aspetta. Figlio di plebe. Pargolo biondo?...

La zappa ruvida Corrusca al sole: L'aratro lento: Meriggi torridi, Furia di piogge, Furia di vento:

De la malaria, De la risaia La febbre impura: Fatiche innumeri, Pan bruno e scarso, Stamberga oscura.

Chi sarai?... Debole Corpo impossente Di mal nudrito, In buia, torpida, Rude ignoranza Inebetito?...

Chi sarai?... Libera Alma selvaggia Di lottatore, De l'imo popolo, Del solco vergine Sôrto dal cuore?...

Tu giochi, ingenuo; Ma l'aria e l'ombra San di tempesta. Su l'ala rapida Te invola il tempo Che non s'arresta:

Te, forse milite D'aspri e bollenti Conflitti umani: Forse una vittima, Forse un ribelle De l'indomani.