Italian poem
Lettera
by Ada Negri (1870–1945)
Lettera bianca con suggello nero Venuta da lontano, Le cittadi attraversa ce l’Oceàno, Fatta d’ali così, come il pensiero.
Le bisbigliano i flutti ampii del mare “Forse a un amor distrutto È velo e tomba il tuo suggel di lutto?” ... Ella tace e prosegue il muto errare.
Le ripeton le voci alte dei venti: “Rechi gioia o sconforto, Bacio di vivo o tetro odor di morto?” Ella risa non ha, non ha lamenti.
E via e via, per monte e per pianura, Vïaggia notte e giorno, Fatato augel che non avrà ritorno, Brano d’alma lanciato a la ventura:
Ma niun le invola il suo mister profondo. Chi sa?... forse è l’orrore d’un addio: l’affannoso urlo d’un core, Il soave pallor d’un riccio biondo:
Goccia di sangue giovane, stillato Da una ferita aperta: Pianto o preghiera d’anima diserta Che soffre e sconta senza aver peccato.
.... E va, e va, e giunge. — Ne la bruma, Col freddo, su la sera, Giunge in silenzio a la stanzetta austera D’una donna che amor tutta consuma.
Brilla il guardo: un rossor la fronte accende: Batte a schiantarsi il core: La cerea mano convulsa d’amore Esitando a la busta, ecco, si stende....
.... No. — Cerea mano piccola e tremante, E minacciosa l’ora. Un sol minuto, un sol minuto ancora, Avida mano piccola e tremante....