Italian poem
Operaio
by Ada Negri (1870–1945)
A me dintorno la città sorgea, Desta a la prima aurora. La gran città che nutre e che lavora Nel sole a le giganti opre movea.
Era un gridìo di chiare voci ignote, Un fluttuar di suoni, Un aprirsi di porte e di balconi, Fischi di treni, turbinar di rôte:
Era l'accorrer gaio e vïolento Di mille forze umane Verso il lavor che dà salute e pane E innumeri vessilli affida al vento.
Tutto avea luce, palpiti, sorrisi Di festa mattinale, Ogni cosa parca sciogliesse l'ale, Speme e gioia ridean su tutti i visi,
Quand'io lo scôrsi.--Era possente.--Il volto Pallido di pensiero Nobilmente s'ergea con atto fiero Sul bronzeo collo da ogni fren disciolto:
Collo di tauro, petto di selvaggio, Guardo e parola ardita: In quelle vene un rifluir di vita, Vampe d'amore e vampe di coraggio!...
Sonante il passo, come un vincitore, S'avanzò, nella luce. E a me disse il mio cor: Non forse è un duce?... Non forse, in mezzo a l'infernal clamore
D'un'officina, splendido nel saio, Egli soggioga i mostri Ch'ebber dal genio umano artigli e rostri, Alma di fuoco e muscoli d'acciaio?...
Non forse in lui la fonte d'energia Zampilla, prepotente, Che riviver farà questa languente Êra, gialla di vizio e d'anemia?...
Oh, dolce, dolce esser la sua diletta.... Attenderlo, la sera, Presso il desco frugal, con la sincera Ansia gentile di chi amando aspetta:
Dolce coglier da lui, siccome il giglio Bianco da l'ape d'oro, Il bacio di chi sa lotta e lavoro. Esser tutto il suo bene, e dargli un figlio:
E in questo figlio bello ed innocente Che la virtù paterna Possegga, un voto, una speranza eterna Riporre, e i gaudii de l'età cadente:
E sognare per lui continüata. Ne i secoli venturi La razza degli indòmiti, dei puri, A luminosi dì predestinata
La schietta razza dei redenti schiavi Che mieterà fra i canti Messi di libertà nate da i pianti, Dal sangue e dalle viscere de gli avi.