Italian poem
Passione
by Ada Negri (1870–1945)
A mia figlia.
Soffro nella tua carne che fu mia, adolescente pallida, che nove mesi in grembo mi fosti, e più di nove anni già conti, in fresca leggiadria.
Quand'io ti davo il latte del mio seno eri parte di me, chiusa in me stessa: come un suggello io ti tenevo, impressa nelle viscere.--Ed era il tuo sereno
volto lo specchio della mia bellezza: morte me sola non avrebbe côlta, chè nel gorgo con me t'avrei travolta. .... Ora ti stacchi, o fior di giovinezza!...
Ti stacchi; e v'è nel tuo destin la via che tu farai senza di me, la gioja che tu godrai senza di me, s'io muoja o viva.--Occhi di luce e di malia,
occhioni ardenti ov'io misi una fiamma del rogo mio, voi vi socchiuderete un giorno, per celar l'ombre inquiete d'un sogno agli occhi della vostra mamma!...
Agile corpo che l'adolescenza plasma e disegna in puro stil di grazia, dal nemico che logora e che strazia salvarti non potrà la mia temenza!...
Io non potrò difenderti da nulla che sia scritto nel libro della sorte. Oh, meglio quando le mie labbra smorte modulavan canzoni alla tua culla!...
Non m'importa di me. Tanto ho sofferto che mi son fatta un cuor di selce.--Tanto in lunghe insonnie disperate ho pianto che or somiglio alla sabbia del deserto.
Tu no, tu, in pura veste anima pura!... Oh, dove sei, felicità, ch'io possa coglierti come una rosetta rossa da offrire a questa dolce creatura?...
In qual giardino ti nascondi, frutto celeste, ch'io ti spicchi, ch'io ti sprema sulle sue labbra--e per magia suprema ella in sè accolga la beltà di tutto?...