Italian poem
O voi, che Amor schernite
by Benedetto Menzini (1646–1704)
O Voi, che Amor schernite, Donzelle, udite, udite Quel, che l’altr’ieri avvenne Amor cinto di penne, Fu fatto prigioniere Da belle Donne altere, Che con dure ritorte Le braccia al tergo attorte A quel meschin legaro. Abimè qual pianto amaro Scendea dal volto al petto Di fino avorio, schietto In ripensando io tremo Come da duolo estremo Ei fosse vinto e preso; Perchè vilmente offeso Ad ora ad or tra via il cattivel languìa. E quelle micidiali Gli spennacchiavan l’ali; E del crin, che splendea Com’oro, e che scendea Sovra le spalle ignude, Quelle superbe e crude Faceano oltraggio indegno. Alfin colme di sdegno A un’elce, che sorgea, E ramose stendea Le dure braccia al Cielo, Ivi senza alcun velo L’affissero repente, E vel lasciar pendente. Chi non saria d’orrore Morto in vedere Amore, Amore alma del Mondo Amor, che fa giocondo Il Ciel, la Terra e ’l Mare Languire in pene amare? Ma sua virtù infinita Alla cadente vita Accorse, e i lacci sciolse, E ratto indi si tolse. Poscia contro costoro Armò due dardi; un d’oro, E l’altro era impiombato: Con quello il manco lato (Arti ascose ed ultrici) Pungeva alle infelici, Acciocchè amasser sempre. Ma con diverse tempre Pungea ’l cuore agli Amanti; Acciocchè per l’avanti Per à diverse tempre, Essi le odiasser sempre. Or voi, che amor schernite Belle fanciulle, udite: Ei colle sue saette È pronto alle vendette.