Italian poem
Epistola Terzia Al Prefato Papa Da Poi Ch'El Fo Preso
O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo; penso che giocondo--non te porrai partire.
El mondo non ha usato--lassar li suoi serventi che a la sceverita--se partano gaudenti; non fará legge nova--de fartene esente, che non te dia i presente--che dona al suo servire.
Ben me lo pensava--che fusse satollato d'esto malvascio ioco--ch'al mondo hai conversato; ma, poi che tu salisti--en officio papato, non s'aconfé a lo stato--essere en tal desire.
Vizio enveterato--convèrtese en natura: de congregar le cose--grande hai avuta cura; or non ce basta el licito--a la tua fame dura, messo t'èi a robbatura--como ascaran rapire.
Pare che la vergogna--derieto aggi gettata, l'alma e 'l corpo hai posto--ad levar tua casata; omo ch'en rena mobile--fa grande edificata, subito è ruinata--e non gli può fallire.
Como la salamandra--se renuova nel fuoco, cusí par che gli scandali--te sian solazo e giuoco; de l'anime redente--par che te curi puoco; ove t'aconci el luoco,--saperálo al partire.
Se alcuno vescovello--può niente pagare, mettegli lo flagello--che lo vogli degradare; poi lo mandi al camorlengo--che se degia accordare, e tanto porría dare--che 'l lasserai redire.
Quando nella contrata--t'aiace alcun castello, 'nestante metti screzio--entra frate e fratello; a l'un getti el brazo en collo,--a l'altro mostre 'l coltello, se non assente al tuo appello,--menaccel de ferire.
Pensi per astuzia--el mondo dominare, que ordene un anno,--l'altro el vedi guastare; el mondo non è cavallo--che se lasse enfrenare, che 'l possi cavalcare--secondo el tuo volere.
Quando la prima messa--da te fo celebrata, venne una tenebría--en tutta la contrata; en santo non remase--lumiera arapicciata, tal tempesta è levata--lá 've tu stave a dire.
Quando fo celebrata--la coronazione, non fo celato al mondo--quello che ce scontròne; quaranti omini fôr morti--a l'uscir de la mascione, miracolo Dio mostròne--quanto gli eri en piacere.
Reputavete essere--lo piú sufficiente de sedere en papato--sopra onn'om vivente; chiamavi santo Pietro--che fosse respondente se esso sapea niente--respetto el tuo sapere.
Poneste la tua sedia--da parte d'aquilone, de contra Dio altissimo--fo la tua entenzione; subito hai ruina,--sei preso en tua magione, e nullo se trovòne--a poterte guarire.
Lucifero novello--a sedere en papato, lengua de blasfemia--che 'l mondo hai venenato, che non se trova spezie,--bruttura de peccato, lá 've tu se' enfamato--vergogna è a proferire.
Poneste la tua lengua--contra la relione, a dicer la blasfemia--senza nulla cagione; e Dio sí t'ha somerso--en tanta confusione, che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire.
O lengua macellaia--a dicer villania, remproperar vergogne--con grande blasfemía, né emperator né rege--chi voi altri se sia, da te non se partía--senza crudel ferire.
O pessima avarizia,--sete enduplicata, bever tanta pecunia,--non esser saziata; non ce pensavi, misero,--a cui l'hai congregata; ché tal la t'ha robbata--che non te era en pensiere.
La settimana santa,--che onom stava en planto, mandasti tua fameglia--per Roma andar al salto, lance andar rompendo,--facendo danza e canto; penso ch'en molto afranto--Dio te degia punire.
Entro per santo Petro--e per Santa Santoro mandasti tua fameglia--facendo danza e coro; li peregrini tutti--scandalizati fuoro, maledicendo tuo oro--e te e tuo cavalliere.
Pensavi per augurio--la vita perlongare; anno, dí né ora--omo non pò sperare; vedemo per lo peccato--la vita stermenare, la morte appropinquare--quand'om pensa gaudere.
Non trovo chi recordi--nullo papa passato ch'en tanta vanagloria--esso sia delettato; par che 'l timor de Dio--derieto aggi gettato, segno è de desperato--o de falso sentire.