Italian poem
Ombrose valli, e solitari orrori
by Faustina Maratti (1679–1745)
Ombrose valli, e solitari orrori, Vaghe pianure, e rilevati monti, Voi da ninfe abitati e fiumi e fonti, Che pur sentite gli amori ardori: Verdi arboscelli, e variati fiori, Che al Ciel volgete l’odorate fronti, Vi sieno i zeffiretti e lieti e pronti, Cortese l’Alba, e April v’imperli e infiori: Felici voi, che dal bel piè sovente Calcati siete o dalla bella mano Tocchi, o dal guardo del mio Sol lucente! Voi che già spirto un tempo aveste umano, Voi dite a lui qual pena il mio cor sente, Il cor che vive, ahimè, da lui lontano.
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- Io porto, ahimè, trafitto il manco lato
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- Non so per qual ria sorte, o qual mio danno
- Nuovo al bel Tempio suo crescendo onore
- Or qual mai darem lode al pregio vostro
- Ovunque il passo volgo, o il guardo io giro
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- Per non veder del vincitor la sorte