Versos Italian Fazio degli Uberti Io guardo fra l'erbette e per li prati (Lucas)

Italian poem

Io guardo fra l'erbette e per li prati (Lucas)

by (1305–1400)

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IO guardo fra l’erbette e per li prati, E veggio isvarïar di più colori Gigli, vïole e fiori Per la virtù del sol che fuor li tira. E son coperti i poggi, ove ch’io guati, D’un verde che rallegra i vaghi cori; E con soavi odori Giunge l’orezza che per l’aere spira; E qual prende e qual mira Le rose, che son nate in su la spina, E così par ch’Amor per tutto rida; E ’l desìo che mi guida Però di consumarmi il cor non fina; Nè farà mai, s’i’ non veggio quel viso Dal qual più tempo stato son diviso. Veggo gli augelli a due a due volare E l’un l’altro seguir tra gli arboscelli, Con far nidi novelli, Trattando con vaghezza lor natura. E sento ogni boschetto risonare De’ dolci canti lor, che son sì belli Che vivi spiritelli Paion d’amor, creati a la verdura; Fuggita han la paura Del tempo, che fu lor cotanto greve, E così par ciascun viver contento. Ed io, lasso! tormento E mi distruggo come al sol la neve; Perchè lontan mi trovo dalla luce Che ogni sommo piacer seco conduce. Simil con simil per le folte selve Si trovan i serpenti a suon di fischi; In fino a’ basilischi Seguon l’un l’altro con benigno aspetto; E i dragoni e l’altre fere belve, Che sono a riguardar sì pien di rischi, Punti d’amore e mischi D’un natural piacer prendon diletto. E così par costretto Ogni animal che in su la terra è scorto In questo primo tempo a seguir gioia: Sol io ho tanta noia Che mille volte il dì son vivo e morto, Secondo che mi sono o buoni o rei I subiti pensier ch’io fo per lei. Surgono chiare e fresche le fontane L’acqua spargendo giù per la campagna, Che rinfrescando bagna L’erbette e i fiori e gli arbori che trova. E i pesci ch’eran chiusi per le tane, Fuggendo del gran verno la magagna, A schiera e a compagna Giuocan di sopra, sì ch’altrui ne giova: E così si rinnova Per tutto l’alto mare e per li fiumi Fra loro un disìo dolce che gli appaga. E la mia cruda piaga Ognor crescendo par che mi consumi; E farà sempre, fin che ’l dolce sguardo Non la risanerà d’un altro dardo. Donne, donzelle e giovinette accorte Rallegrando si vanno alle gran feste, D’amore sì punte e deste, Che par ciascuna che d’amor s’appaghi; Ed altre ancora in gonnellette corte Giuocano all’ombra delle gran foreste, Tanto leggiadre e preste, Qual solean ninfe stare appresso i laghi; E i giovinetti vaghi Veggio seguire e donnear con loro, E tal ora danzare a mano a mano. Ed io, lasso! lontano Da quella che parrebbe un sol tra loro, Lei rimembrando tale allor divegno, Che pianger fo qual vede il mio contegno. Canzone, assai dimostri apertamente Come natura in questa primavera Ogni animale e pianta fa gioire, Ed io son sol colui che la mia mente Porto vestita d’una veste nera, In segno di dolore e di martire; Poi conchiudo nel dire, Che allor termineràn queste mie pene Che ad occhio ad occhio rivedrò il bel volto. Ma vanne omai! ch’io ti conforto bene, Ch’a ciò non starò molto, Se gran prigione o morte non mi tiene.