Italian poem
Le sette allegrezze di Maria
by Fazio degli Uberti (1305–1400)
O sola eletta e più d’ogni altra degna D’esser chiamata madre di colui Che solo eternalmente vive e regna; Non disvoler che il tuo devoto, a cui Sempre hai concessa tua misericordia, Parli di te che preghi ogn’or per nui. Tu sola mitigasti la discordia Che fu tra Dio e l’uomo, e tu cagione Sei d’ogni bene che quaggiù si esordia. Per te si aperse la scura prigione Di quell’abisso che mai non si sazia Di nostra umana generazïone. Ricordati quando piena di grazia Fosti chiamata da quel degno messo Che col suo creatore in ciel si spazia, E come con tremor turbata adesso Tu rispondesti all’angelico canto — Come potrebbe seguir questo eccesso? — Ma poi udendo che ’l Spirito Santo Sopravverebbe in te e come Dio Della tua carne vestirebbe il manto, Allora con divoto aspetto e pio Dicesti — Ecco l’ancella del Signore, Sia fatto ciò che vuole il padre mio; — E come adesso quel sommo fattore Fe nel tuo ventre discender suo figlio Che poi fu morto per lo nostro amore. Poi ti ricorda che senza ogni impiglio Tu lo portasti e poi lo partoristi Senza dolore e senza alcun periglio; E la virginità che tu avisti Nel nascer tuo così monda ed intera Rimase dopo il parto che tu fisti. E come il sole in sua lucida spera Il vetro non corrompe e per lui passa, E sua chiarezza riman pura e mera; Così la tua verginità, che passa Ogni purità ogni mondezza, Col corso natural non si compassa. Ricordati della terza allegrezza Che tu avesti, quando i magi santi Venner ad onorar tua poverezza Con tanta riverenza nei sembianti Ed un’offerta tanto grazïosa, Che gli angiol d’allegrezza ne fêr canti. Ti ricorda, quando eri dolorosa Più che ogni madre, vedendo esser morto Colui che amavi sopra ogni altra cosa, Risuscitar vedesti il tuo conforto Sì glorïosamente e con vittoria Che fe il poter del nemico più corto. Ancora ti ricorda che alla gloria Del ciel salì con lo primo parente Scrivendo lui e gli altri in sua memoria. Poi ti ricorda come ei fe ardente Col Spirto Santo la turba apostolica A sofferir per noi morte innocente; Che volendo amplïar la fè cattolica Non temêr mai affanno nè martìro Per annullar la fede dïabolica. Poi ti ricorda che dall’ampio giro Dell’empireo ciel per te discese Volendoti partir del mondo diro. Deh pensa, madre, s’ei ti fu cortese, Ch’altri mandar non volse già, ma venne Per onorar la carne che in te prese. Allora mosser le sacrate penne Tutte le gerarchie angelicale, Per farti onore quanto si convenne. Con lui venne il trionfo profetale E’ patriarchi e tutta la milizia Dell’alto concistor celestïale. Poi si raccolse la lieta primizia De’ tuoi figliuoli apostoli, che spanta Era per convertir nostra letizia. E il corpo tuo con quell’anima santa Portato fu in ciel dal tuo diletto Con melodìa che per uom non si canta: E poi t’incoronò con uno aspetto Paterno e filïal, dicendo — Tota Es pulchra, amica mea, senza difetto; — Scrivendo tutti i santi a simil nota.