Versos Italian Fazio degli Uberti Io miro i crespi e gli biondi capegli

Italian poem

Io miro i crespi e gli biondi capegli

by (1305–1400)

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Io miro i crespi e gli biondi capegli De’ quali ha fatto per me rete Amore: D’un fil di perle e quando d’un bel fiore Per me pigliar i’ trovo ch’e’ gli adesca. E poi riguardo dentro gli occhi begli, Che passan per gli miei dentro dal core Con tanto vivo e lucente splendore Che propriamente par che dal sol esca: Virtù mostra che loro onor più cresca. Ond’io che sì leggiadra star la veggio Così fra me sospirando ragiono — Oimè, perchè non sono A solo a sol con lei ov’io la chieggio? Sicch’io potessi quella treccia bionda Disfarla a onda a onda, E far de’ suoi begli occhi a’ miei due specchi, Che lucon sì che non trovan parecchi. — Poi guardo l’amorosa e bella bocca, La spaziosa fronte e ’l vago piglio, I bianchi denti, e ’l naso dritto, e ’l ciglio Polito e brun tal che dipinto pare. E ’l vago mio pensiero allor mi tocca E dice — Vedi allegro dar di piglio In su quel labbro sottile e vermiglio, Che d’ogni dolce saporito pare! Deh odi il suo vezzoso ragionare Quanto ben mostra morbida e pietosa, E come il suo parlar parte e divide! Guarda quand’ella ride, Che per diletto passa ogni altra cosa! — Così di quella bocca il pensier mio Mi sprona; perchè io Non ho nel mondo cosa che non desse A tal che un sì con buon voler dicesse. Poi guardo la sua svelta e bianca gola Com’esce ben delle spalle e del petto, E ’l mento fesso e tondo e piccioletto Tal che più bel cogli occhi no ’l disegno. E quel pensier che sol per lei m’invola Mi dice — Guarda e vedi bel diletto Aver quel collo fra le braccia stretto E fare in quella gola un picciol segno! — Poi sopraggiugne e dice — Apri lo ingegno: Se le parti di fuor son così belle, L’altre che dên valer che dentro copre? Che sol per le bell’opre Che sono in cielo, il sole e l’altre stelle, Dentro da lor si crede il paradiso. Dunque, se miri fiso, Pensar ben dèi ch’ogni terren piacere Si trova dove tu non puoi vedere. — Poi guardo i bracci suoi distesi e grossi, La bianca mano morbida e pulita; Guardo le lunghe e sottilette dita Vaghe di quell’anel che l’un tien cinto. E ’l mio pensier mi dice — Or se tu fossi Dentro a quei bracci, fra quella partita, Tanto diletto avrebbe la tua vita Che dir per me non si potrebbe il quinto! Vedi ch’ogni suo membro par dipinto! Formosa e grande quanto a lei s’avvene; Con un colore angelico di perla; Grazïosa a vederla, E disdegnosa dove si convene; Umile vergognosa e temperata, E sempre a virtù grata: In tra suoi bei costumi un atto regna, Che d’ogni riverenza la fa degna. Soave a guisa va d’un bel pavone, Diritta sopra sè come una grua: Vedi che propriamente ben par sua Quanta esser può donnesca leggiadrìa. E se ne vuoi veder viva ragione (Dice il pensier), apri la mente tua Ben fisamente quando ella s’addua Con donna che gentile e vaga sia: Chè, come par che fugga e vada via Dinanzi al sol ciascuna altra chiarezza, Così costei ogni adornezza sface. Or vedi s’ella piace; Chè amore è tanto quanto sua bellezza, E somma e gran beltà con lei si trova. Quel che a lei piace e giova È sol d’onesta e di gentile usanza, Ed io nel suo ben far prendo speranza. — Canzon, tu puoi ben dir sicuramente Che, poi che al mondo bella donna nacque, Nessuna mai non piacque Generalmente quanto fa costei; Perchè si trova in lei Beltà di corpo e d’anima bontade, Fuor che le manca un poco di pietade.