Italian poem
L'arca romana
L’ARCA ROMANA.
A
Vede apparire dal profondo il teschio dell’eterna Medusa, la Gorgóne; vede sé fiso nel divino orrore.
Lamenta i fati il grido del paone. Tutto è immobilità di pietra, vita che fu, memoria grave, ombra infinita.
Un sarcofago eleggo, ov’è scolpita in tre facce una pugna d’Alessandro; pieno è di terra, e porta un oleandro.
Quivi masticherò la foglia amara del mio lauro, seduto su quell’arca.
Quivi disfoglierò la rosa vana dell’amor mio, seduto su quell’arca.