Italian poem
L'ulivo
L’ULIVO.
L
O sorella, comandano gli Ellèni quando piantar vuolsi l’ulivo, o côrre, che ’l facciano i fanciulli della terra vergini e mondi,
imperocché la castitate sia prelata di quell’arbore palladio e assai gli noccia mano impura e triste alito il perda.
Tu nel tuo sonno hai valicato l’acque lustrali, inceduto hai su l’asfodelo senza piegarlo; e degna al casto ulivo ora t’appressi.
Biancovestita come la Vittoria, alto raccolta intorno al capo il crine, premendo con piede àlacre la gleba, a lui t’appressi.
L’aura move la tunica fluente che numerosa ferve, come schiume su la marina cui l’ulivo arride senza vederla.
Nuda le braccia come la Vittoria, sul flessibile sandalo ti levi a giugnere il men folto ramoscello per la ghirlanda.
Tenue serto a noi, di poca fronda, è bastevole: tal che d’alcun peso non gravi i bei pensieri mattutini e d’alcuna ombra.
O dolce Luce, gioventù dell’aria, giustizia incorruttibile, divina nudità delle cose, o Animatrice, in noi discendi!
Tocca l’anima nostra come tocchi il casto ulivo in tutte le sue foglie; e non sia parte in lei che tu non veda, Onniveggente!