Versos Italian Gabriello Chiabrera Nel divoto soggiorno

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Nel divoto soggiorno

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Nel divoto soggiorno Di questa valle Alpina La gente peregrina, Che per pietate le ginocchia atterra, Infino a questo giorno Altro a mirar non prese Se non come cortese L’alta Donna del ciel scendesse in terra: Invan muovono guerra, Quasi nuovi giganti, I Germanici mostri, Contra i regni stellanti. Scese dagli alti chiostri, Scese cinta di rai A pastorel canuto, E gli promise ajuto Ne’ miserabil guai. Come s’intese il grido Di così gran pietate, Ogni sesso, ogni etate Umíl sen venne in questi alpestri orrori, Ed al paterno lido Nessun rivolse il piede, Senza provar mercede Di celeste conforto a’ suoi dolori; Quinci infiammati i cori Per eterna memoria Ersero altari e tempio Alla superna gloria. Ben fu d’amore esempio Il sagro albergo ascoso Nelle montane asprezze; Ma l’umane ricchezze Nol fean meraviglioso. L’Onnipotenza eterna Talor par che dispregi Le ricche pompe e i fregi, Di che sì vaga è la terrena cura; Talor anco governa I suoi culti altamente: Ed ecco oggi repente Tutte quelle arricchir povere mura. Veggo nobil pittura, Parto del tuo pennello, Tutte addolcir le ciglia, O mio gentil Castello: Leggiadra meraviglia I peregrini ingombra, Sì con la man dell’arte Son le chiarezze sparte Contra gli orror dell’ombra. Quanti popoli muti, E sull’aria nembosa, E sulla terra erbosa Girano i guardi, e fanno udire i detti? Qui turba di canuti, Che da lontan predisse; E chi mirando scrisse A ricolmar d’alta dolcezza i petti, Ma sotto varj aspetti, L’eterna imperadrice Or divien Madre, ed ora Va su strania pendice; Or su nel Ciel s’adora, E le labbra sue stesse Muove a pro de’ viventi: Noi tristi e noi dolenti, Se così non facesse! Tal ne dipingi; intanto Le peregrine voci Van per l’aria veloci, Ammirando il valor della tua mano; Ma con più chiaro vanto Viva fama l’estolle In su sacrato Colle, Ove Pietro ha sua reggia in Vaticano: Là del pensiero umano Trapassa ogni ardimento Incomparabil mole Degli occhi altrui spavento: Non vede altrove il Sole Opre di man sì rare, Pur tra le più gradite Tue tele colorite Quivi a mirar son care. Schiera del ciel diletta Allor che il dì s’asconde, Ara co’ remi l’onde Dell’alma Galilea per la riviera; Pietro sull’acque affretta Fuor della nave il piede Tosto che gir vi vede Il suo Signor, che all’universo impera: Il suo cammin dispera, Ed al Maestro grida; Egli la man gli porge, Ed a salute il guida, Chi ciò scorge, non scorge, Castel, colori e tele, Scorge animata gente: Tanto sì bene ei mente Il tuo pennel fedele.