Versos Italian Gabriello Chiabrera Ne' suoi versi fedeli

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Ne' suoi versi fedeli

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Ne’ suoi versi fedeli Già sull’arpa dicea l’Ebreo Cantore, Che ci narrano i cieli Le glorie del Signore; Qual maraviglia omai, poscia che ogni ora Il pennel di tua man le narra ancora? Tu spesso altrui dimostri L’unica genitrice Verginella, Quando dagli alti chiostri Le vien l’alta novella, Allor che scese Dio quasi rugiada, Che in puro velo distillando cada. Spesso ancor rappresenti Cinto di raggi nel mortal sembiante Fra mansueti armenti Il sempiterno Infante, Uscito dalla madre in su vil fieno, Qual per lucido vetro il Sol sereno. Ivi come l’avvolga Con man di rose in bei candidi lini, Ivi come lo sciolga: Ivi con gli occhi inchini In atto umíl veggiam come l’adori: Cotanta forza hai tu co i tuoi colori Ma pur qual de’ Celesti Ti spirò nella mente il bel concetto, Quando la ci pingesti Col pargoletto al petto? Dalla viva mammella il latte ei sugge; Ella il rimira, e per amor si strugge. Ah tra più chiari lampi Bella, che in ciel se ne risorga, Aurora; Vaga Uliva ne’ campi; Mirra, che eletta odora; Alto su’ gioghi di Sïon Cipresso, Platano ombroso alle bell’onde appresso! Ma donde ho ciglia acute, Che m’affiso nel Sol, dove tu godi? Debili labbra e mute Formeran tue gran lodi? Troppo ardente desir certo mi spinse; Dunque loderò lui, che ti dipinse. Su rugiadose piagge, Da’ varii fior che vago Aprile ha sparsi, Ape dolcezza tragge Mirabile a gustarsi; Ma tu Castello da color diversi Dolcezza, che è miracolo a vedersi.