Versos Italian Gabriello Chiabrera Se a me scendono mai l'amiche Muse

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Se a me scendono mai l'amiche Muse

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Se a me scendono mai l’amiche Muse Del Romano Alessandro a far parole, Contar ciascuna suole Sol fiumi domi, e sol città rinchiuse; E sol torri abbattute in sull’arena, E popoli guerrier tratti in catena. Allor mi corre un gelo entro le dita, Che fa quasi cader l’amata lira; Ma bello esempio tira Lunge d’ogni viltà l’alma smarrita; Poi lieto corse l’Oceán profondo Savonese nocchier per nuovo Mondo. Ma io non spiegherò vela veloce, Il mar solcando de i Fiammenghi assalti; Sol tra’ fondi men alti Andrò radendo a men remota foce. Non sempre Febo ama diffuso il canto; Talor breve cantar degno è di vanto. Certo con dolce suon note soavi Faranno udir ne’ secoli remoti I Belgici nipoti Sulla miseria, e sul dolor degli avi, Spente le guerre alla stagion felice, Ammirando la man soggiogatrice. Ed è ciò prova di virtute ardente, Che quantunque nemica, altrui non spiace. Quando amorosa face Arse la Greca, e la Dardania gente, Qual non fe’ scempio sanguinoso acerbo L’aspro cor dell’Eacide superbo? Lui quasi fiamma folgorante in guerra Per entro i gorghi suoi vide Scamandro; Videlo Ida e Antandro, Qual turbo in Ciel, che le foreste atterra; O qual leon, che in questi armenti e in quelli Gocciar fa i denti, le dure unghie e i velli. Oh come scosse, oh come atroce aperse Col braccio invitto le Nettunie mura! Nube di pianto oscura, Per l’indomito Achille Asia coperse, E sotto acerbo giogo i Re cattivi Fur poscia il gioco de’ coturni Argivi. Ma pur dell’asta inesorabil rea, Per cui venne Ilion campo di biada, Su straniera contrada Fêr meraviglia i successor d’Enea. Sì dopo il danno infra’ nemici ancora Fulgido lampo di valor s’onora.