Versos Italian Gabriello Chiabrera Se degli avi il tesor, che siccome ombra

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Se degli avi il tesor, che siccome ombra

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Se degli avi il tesor, che siccome ombra Se ne sparì veloce, Or con felici esempj La mano empiesse a’ fervidi nipoti; Io sul monte che adombra Di Vai l’antica foce, Certo ch’ergerei tempi A te, sacrato Stefano, devoti; E da’ remoti monti, ove natura Più vaghi marmi indura, Trarrei colonne, e mille fregi illustri, E dotti ferri dalle scuole industri. Quanti per lo Tirren forti nocchieri, O che vaghi d’onore, O che di merce avari, Arando van gli occidental confini: Quanti da’ regni Iberi Piegan l’umide prore Negli Italici mari, Da lunge i tetti mirerian divini! E quivi inchini al tuo favor celeste Per le oscure tempeste Pregheriano a’ lor corsi aure serene, Sacrando voti in sulle patrie arene. Ed allor forse in rimembrar tuo nome Sorgeria lungo il suono De i tuoi martir cocenti, Che virtù somma a favellar m’invita; E si direbbe, come Simile nel perdono, E primier ne i tormenti, Spirasti in terra, al tuo Signor, la vita; O tu rapita da furore inferno Stirpe Giudea, che scherno, Che strage festi obbrobrïosa oscura Dell’Alma santa, immacolata e pura? Qual per degli occhi altrui strano diletto Se in teatro si chiude Tra’ rei veltri superbi Cervo innocente e miserabil fera! Or al fianco, or al petto Sent’ei le labbia crude; Nè quei cessano acerbi, Finchè s’atterri lacerato, e pera: Tal dall’altera Solima sospinto Tra mille piaghe estinto Stefano cadde in sul terren sanguigno, Spirito sacratissimo benigno. Che tra il furor delle percosse amare Alzo gli occhi cortese E con alma tranquilla Sovra i duri uccisor pregò clemente. Veracemente un mare D’ingiurïose offese Spegner non può scintilla In alma pia di caritate ardente: E veramente da i superni giri Entro ingiusti martiri Non lascia anima Dio senza mercede; E qui raggiri il cor, s’altri nol crede. Ecco i macigni, onde s’apriro in fiumi Le vene elette e belle, Che del bel sangue aspersi Or fansi cari in sua memoria e santi: Ecco che incensi e fumi Sen volano alle stelle, E suoni almi, diversi, E versi n’alza il Vaticano e canti; Duci, regnanti a venerarne il giorno Guidano pompe intorno, E seco il mondo riverente adora Gli Altari e ’l Tempio, che di lui s’onora. Ed ei del ciel tra’ fiammeggianti lampi Trascorre almo le cime, Fulgidissimo in fregi D’ammirabile porpora contesti; Là per eterei campi Trïonfator sublime Guida eserciti egregi, Invitti al mondo entro martir funesti. Gaudj celesti, che nè sorte assale, Nè spegne ora mortale Lunge divisi dal piacer terreno, Di dolce involto, e d’amarezza pieno.