Italian poem
Ricordi di Tobia
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Ascolta, figliuol mio; prima ch’io dorma Co’ padri miei, la mia parola ascolta, Che di tua gioventù sicura norma Dentro del core serberai raccolta.
Quando Iddio piglierà l’anima mia, Alla terra il mio corpo donerai; E la tua madre, come seco io sia, Tutti i dì di sua vita onorerai.
Rammenta, figliuol mio, con quanto duolo Ti portò nel suo seno quella mite. Poi, quando morte le avrà dato il volo, Sian le sue ossa alle mie ossa unite.
Quante son le giornate di tua vita L’immagine di Dio serba nel petto; Figlio, le strade del peccato evita E del Signor non frangere un precetto.
Del tuo sii largo, e volgi mite il ciglio Al tapinel che ti tende le braccia; Nè mai verrà che dal tuo volto, o figlio, Bieca si torca del Signor la faccia.
Dunque al tapino quel che puoi concedi; Molto darai, se abbondano gli averi; Se poca è la sostanza che possiedi, Dona il poco che puoi, ma volentieri.
Oh che tesoro ti avrai ragunato, Se mai batta il bisogno alle tue soglie! La limosina lava ogni peccato E l’uom nella suprema ora proscioglie.
Chi dona al poverel quanto gli avanza Non cadrà nella notte sempiterna; Ma di giustizia pieno e di fidanza Trarrassi innanzi alla pietà superna.
Guardati, o figlio, dalle turpi voglie, Nè gir in traccia di profani amori; Di una fedel contento unica moglie, Vietate gioie non cercar di fuori.
Poni studio, o mio caro, che l’orgoglio Non regni ne’ tuoi detti o nella mente; Da non altra radice uscì il germoglio Che tutta funestò l’umana gente.
All’artigiano, quando il giorno è spento, La mercede darai che promettesti; Ed il salario debito allo stento Del mercenario presso te non resti.
Quel che ti spiace che a te faccia alcuno Guarda, o figlio, che agli altri tu non faccia: Mangia il tuo pan coll’orfanel digiuno, E allo ignudo una tonica procaccia.
Sul sepolcro del giusto il vino, il pane Metti tu pur; ma non voler gustarne, Per quanto ami il Signor, colle profane Anime a’ gaudi addette della carne.
Sempre consiglio cercherai dal saggio; Sempre Iddio pregherai che i tuoi sentieri Illumini benigno col suo raggio, Sicché a lui sien rivolti i tuoi pensieri.
Non temer, figliuol mio: povera vita Meniamo, è ver; ma sarem sempre in fiore, Se, Dio temendo e dando agli altri aita, Immacolato serberemo il cuore.