Italian poem
Languìa dal duolo oppresso
by Giovan Battista Catena (1680–1752)
LAnguìa dal duolo oppresso L’infelice Fileno, e tra i languori Del moribondo sen più grave affanno Gli rendeva il pensier della sua Clori. Sentiva, che la morte Non ha lo stral sì forte, Com’ha lo strale il piccol Nume arciero: Ond’anelante alfine Chiamò la Bella, e disse: prìa che ’l Fato, A se mi tolga, io vuò morirti a lato. Pria ch’io mora, Idolo mio, Voglio darti un dolce addio, Poi contento io morirò; In questi ultimi respiri,. Deh pietosa fa, ch’io miri Quel bel sen, che mi piagò, Clori. Fileno, amato Bene, è quì presente Il Ben, che tanto brami;. Chiama, chiama se m’ami, A più lieti pensier l’afflitta mente. Sovvengati, che desti un di ricetto Al cuor di Clori; come dunque temi. Perder la vita; s’hai ’l mio cuore in petto? Mentre vivi, adorato mio Bene, Col mio cuore; l’istesse tue pene Clori ancora con te proverà. Ma l’Amor per pietà del mio cuore, Forse, oh Diò. quell’acerbo dolore Al tuo cuore, al mio cuor toglierà.. Fileno. Dunque sperar poss’io, Adorato Ben mio, Di non morir, mentr’ho ’l tuo cuore in seno? Fortuna, e Amor, assisti al tuo Fileno. a due.