Italian poem
CLXXXVI (PEr dimostrare altrui, ch’è divenuto…)
by Giovanni Francesco Lazzarelli (1621–1693)
PEr dimostrare altrui, ch’è divenuto Anch’egli oltre al suo solito svegliato, Luna, il nostro D. Ciccio ha cominciato A dir concetti, e ad affettar l’arguto: E dove infra di noi solea star muto, Or cento bizzarrie sfodra in un fiato, Così credendo d’essere stimato Sottil d’ingegno, d’intelletto acuto: Ma faccia quanto vuol, che le persone Sapendo quando poco ei peschi a fondo, N’avran sempre una bassa opinione; Che nessun matematico del Mondo Può trovar l’acutezze in un C .... Ch’è di figura sferico, e rotondo.
More by Giovanni Francesco Lazzarelli
- CLXXXII (SOrta in una Accademia di Pittura…)
- CLXXXIV (PEr lasciar dopo morte al figlio…)
- CLXXXIX (D. Ciccio, e qual del Ciel…)
- CLXXXV (IO son rimaso attonito ed immoto…)
- CLXXXVII (Quando talor, Geminian, mi metto…)
- CVII (AVendo inteso Monsignor F…)
- CVIII (NAcque l’altr’ieri una question terribile…)
- CXC (D. Ciccio al suon di Tromba…)