Italian poem
LXXVII (COnte, la mia Cicceide è diventata…)
by Giovanni Francesco Lazzarelli (1621–1693)
COnte, la mia Cicceide è diventata D’ogni lingua satirica il bersaglio; Chi battezza l’Autor per un sonaglio, Chi l’opra per insipida, e snervata. Chi le scaglia per fianco una sassata: Chi la tira di punta, e chi di taglio, Ed io per me medesimo non voglio Da tanti colpi a renderla guardata. V’ha certi Spirti poi delicatuzzi, Che, quali ella spirasse aure letali, Increspano in vederla i nasi aguzzi; E pur, perchè non esca, e non esali Da qualunque sua parte odor, che puzzi, Io mi studiai d’aspergerla di Sali.
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