Versos Italian Giovanni Francesco Lazzarelli LXXXVIII (IL mar, che dianzi orribile fremea…)

Italian poem

LXXXVIII (IL mar, che dianzi orribile fremea…)

by (1621–1693)

Listen in the reader

IL mar, che dianzi orribile fremea Fu da placide calme al fin placato, E ’l fiumicel, che tiepido correa, Frenò, stretto dal gelo, il corso usato; La vè con rosea bocca in braccio al prato Primavera gentil dianzi ridea, Or piange il verno; e d’ombre appar velato Il Ciel la vè già lucido splendea. Così nulla è quaggiù sotto la Luna, Che talor non si cangi, o non si stempre Per ingiuria di Tempo, e di Fortuna. Sol tu, senza mutar costumi, o tempre, Senza patir variazione alcuna, Sei quel D. Ciccio, e quel C.... di sempre.