Versos Italian Giovanni Prati Andate, o pellegrini

Italian poem

Andate, o pellegrini

by (1814–1884)

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Andate, o pellegrini, sulla prua che veleggia alla ventura: il mare è vasto, e vita è mutamento. Sul tergo dei delfini scherza la luce, e il granchio è cosa oscura, cui non move dal sasso onda né vento. Andate: è legge antica che l’uomo, allo stillar d’ogni rugiada, lasci il giaciglio e i sandali riprenda, E sotto stella amica o scellerata eternamente vada, come il pallido ebreo della leggenda. Un di dall’Asia a torme vennero i padri, il mistico velario seco recando alle cognate sedi. E sulla bara enorme delle sacre famiglie il dromedario fa sentir novamente i tardi piedi. Un lin d’araba saga è fascia al Pallicar d’idra e Corinto, fra i sassi d’Edda ha culla un scmideo: da polline, che vaga confuso a polve d’un califfo estinto, spunta la rosa a un finnico imeneo. Cadon le nivee bende d’Egeria nella sacra urna di Nurna, e sorgon dal velato Indo i profeti. Muore l’Incasso, e splende la colomba dell’arca a Montezuma, giá vista al Nibelungo entro i querceti. Ciba il villnn le zebe dove un giorno i leoni ebber pasture, e nel cranio di Siila il verme stride. E sulle truci glebe ove passò di Clodoveo la scure, balla il fandango la gitana e ride. Usi, favelle ed are, e vivi e moni continovamente vengono e van con novitá di suoni. Flutto d’immenso mare, che flagella le chiome alla ridente Venere glauca e ai pallidi Orioni. Sia duro il varco o lieve, ha ciascun la sua tenda e il suo penate, e una zolla ove dorme e in che si pasce. L’ora del tempo è breve; andate, o dolci pellegrini, andate: sua ventura ha ciascun dal di che nasce.