Italian poem
Alla Vergine
by Giovanni Prati (1814–1884)
Sí, anch’io son corso, e piú che molti audace col francato pensier, mesto o giocondo, fuor de le mille tirannie del mondo, fin dov’ombra comincia e tempo tace. E piú ch’era l’abisso alto e profondo, lo tentai, credo, e ne tremò mia pace: ma la fé m’è rimasa, ultima face; né sotto al moggio per viltá l’ascondo. Anzi dirò che, quand’obliqua e nera chiudeami l’ombra, un largo aere sereno m’aperse al cor questa infantil preghiera: «Ave, Donna del del, Vergine pia, refugio nostro. O Madre al Nazareno: ave, mistica rosa; ave, Maria!». Madre del Nazaren, lungo ed amaro, da mane a vespro, è assai nostro cammino; e, come l’ombra sua, muta è del paro la fortuna che incalza il pellegrino. Deh! non velarti a me, candido faro, a me che varco in vie senza confino: poco dal mondo e da me stesso imparo e giá lasse ho le membra e il capo chino. Forte piú assai delle inimiche squadre, dentro accampate a fulminar la mente, deh! tu mi veglia, gloriosa Madre; perché, sul punto di fornir la strada, nella gran notte delle cose spente, senza lume di grazia anch’io non cada.