Italian poem
Brindisi greco
by Giovanni Prati (1814–1884)
D’Ismara quando l’oro, sprillando, sotto la spuma si torce e fuma nel mio bicchier; col sole in fronte d’Anacreonte, doventa allegro fino il piú negro de’ miei pensier. Nel dorio nappo mi sprema il grappo la tua di rosa man rugiadosa, fanciullo Amor, e questo crine, sparso di brine, nel dolce rito vedrai vestito d’idalio fior. E nell’arcano simposio, in mano la sacra conca dove si cionca per la beltá; nonché i volanti felici istanti quei della pira la lesbia lira mi tarderá. Sento alla chioma l’aura di Roma; ma i rosei carmi di Milo ai marmi sempre io darò. Me il doppio ha vinto mar di Corinto; e Tespi e l’onda d’Inietto bionda scordar non so. D’ognun sul labro suona il Velabro, suona Laureato, suonan le cento vestali e i re; ma piú le belle driadi sorelle danzanti in giro pel verde Epiro piacciono a me. Nei pepli chiuse, salvete, o muse; salvete, o fiumi, di ninfe e numi cuna ed aitar; d’Aniella in vetta, salve, o diletta Lacena prole, gloria del sole, festa del mar. Baia divina di Salamina, quand’io son tcco l’aura d’un greco parmi vestir: vivo giocondo nel greco mondo, e con un riso del greco Eliso vorrei morir.