Versos Italian Giovanni Prati Campagnuoli sapienti

Italian poem

Campagnuoli sapienti

by (1814–1884)

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Lavoriam, lavoriam, dolci fratelli, sin che molle è la terra e i dí son belli. Lavoriam, lavoriam; quanto ci mostra di ricco il mondo, è passeggiero spettro; il crin sudato è la corona nostra, il piccone e la marra il nostro scettro. Qui si tradisce; lá s’affila il brando; dappertutto si piange e si fa piangere; noi lavoriam cantando.

Lavoriam, lavoriam, dolci fratelli, sin che molle è la terra e i dí son belli, qui, tra il susurro delle fonti e il verde, preghiam che lunge stia l’arso e la bruma. Chi possiede tesori il sonno perde; chi possiede intelletto il cor consuma: quanti mila infelici errano in bando senza conforto! Tra le spose e i pargoli noi lavoriam cantando.

Lavoriam, lavoriam; l’ora che avanza di lavor sia tessuta e di speranza. Se questi ricchi, che ci dan le glebe, qualche volta con noi miti non sono, noi, dolorosa ma non trista plebe, rispondiamo con l’opra e col perdono. E cosí, nel silenzio, ammaestrando l’umile cencio a rispettar del povero, noi lavoriam cantando.

Lavoriam, lavoriam: l’ora, che avanza, di lavor sia tessuta e di speranza. Volando e rivolando, s’affatica il suo nido a compor la rondinella; sugge l’ape alla rosa, e la formica porta il cibo del verno alla sua cella, nel codice di Dio l’opra è comando. Non per noi, ma pei figli è l’edifizio. Su! lavoriam cantando.