Italian poem
Il delatore
by Giovanni Prati (1814–1884)
Le orecchie intente, gli sguardi bassi, tu come un’ombra segui i miei passi: se un lieve accento muovo al compagno, ratto ti sento sul mio calcagno, Va’, sciagurato! mi metti orrore; sei delatore!
Ma, quando mangi pan guadagnato con l’abbiettezza del tuo peccato, la bieca larva del tradimento non ti sta presso? non n’hai spavento? Va’, sciagurato! mi metti orrore; sei delatore!
Il sol la luce dovria negarti; mai col tuo nome nessun chiamarti, ma con quell’altro, che ti dispensa pane e vergogna sull’empia mensa. Va’, sciagurato! mi metti orrore; sei delatore!
Talora il ladro chiamo infelice, degna di pianto la meretrice; da me un’ascosa lagrima ottiene sin l’omicida stretto in catene: ma tu, tu solo mi metti orrore; sei delatore!
Va’, sciagurato! cala il cappello, ti ravviluppa nel tuo mantello, e, se un istante sul cor ti pesa la mia parola, cerca una chiesa, e piangi, e grida: — Pietá! Signore; son delatore! —
Lá solamente, presso a quel trono, può la tua colpa trovar perdono; impauriti de’ tuoi tranelli, piú sulla terra non hai fratelli. Va’, sciagurato! mi metti orrore; sei delatore!