Versos Italian Giovanni Prati Le Parche

Italian poem

Le Parche

by (1814–1884)

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La notte istessa in quel verzier di Roma sceser tre dee, non so se dalle sedi della luce o dell’ombra. Avea ciascuna un telaio d’argento, e il piè di rosa premea la rota. E, mentre ogni pupilla della terra e del ciclo in dolci sonni dormia sepolta, le tre dèe, con voci consce e compagne all’opra, ivan cantando.

prima parca

Questo universo invano per sé s’allegra e doler esce di nostra mano l’abito che lo abbruna o che lo adorna. Giriam, giriam le spole sul telaio d’argento in fin che aggiorna. La vecchia Notte è amica della fatica onde fu ordito il Sole : giriam, giriam le spole.

seconda parca

Questa mia man conduce il pettine, o sorelle; e un aureo vel mi luce sotto il travaglio, ma non so chi ’1 vesta Giriam le navicelle, sinché fra i rami il reatin si desta. La negra Notte è amica della fatica onde s’ordir le stelle: giriam le navicelle.

terza parca

A me, sorelle, in bruno il pettine lavora; ma non appar quell’uno che il mio drappo si toglia e se ne copra. Giriam le spole ancora sul telaio d’argento a finir l’opra. La buia Notte è amica della fatica che il suo vel colora: giriam le spole ancora.

prima parca

In croco il ciel s’ammanta; si turbano gli stami; la mia ruota si schianta; la navicella in man mi si dissolve. lo torno a’ miei reami poi che drappo e telaio e tutto è polve. L’Aurora s’invermiglia, il reatin bisbiglia in mezzo ai rami, io torno a’ miei reami. (dilegua)

seconda parca

Suora, sai dir tu come tra filo e fil dorato esce d’Arbella il nome, sul telaio d’argento in negra forma? Il velo è terminato, e, aimè! sul velo c’è di sangue un’orma. L’Aurora s’invermiglia, tremola la giunchiglia in mezzo al prato; e il velo è terminato.

terza parca

Sorella, io vo formando il bruno adornamento: ma, nel nome d’Armando, qualche tuo filo d’òr perché si mesce? Andiam, ché il gallo io sento dallo stabbio vicino, e il tempo cresce. L’Aurora s’invermiglia; le trecce mi scompiglia un freddo vento andiam, ché il gallo io sento. Danzarono le dèe sui verdi muschi frettolose, e vanir dopo i tre giri, di spole appena e di telai lasciando sui verdi muschi una cinerea riga. E frattanto s’udia degli scultori picchiar il maglio nei sonanti sassi tutto all’ingiro, e la fanciulla Aurora seminava di perle i rosei cicli.