Italian poem
Pensiero malinconico
by Giovanni Prati (1814–1884)
Mi chiedesti, o bella oppressa, una nota del mio canto. Tel promisi, e la promessa si fa sacra ai dí del pianto. E l’afflitta fantasia m’inspirò quest’armonia.
Come l’onda incalza l’onda per le curve della riva, l’etá mesta e la gioconda sui mortali è fuggitiva. E ci lascia un segno appena, come l’orma sull’arena.
La bellezza è fior gentile, è la rosa a Dio rapita, che diffonde un breve aprile lungo il verno della vita, ma nell’aura del dolore si consuma il divin fiore...
Un alloro han dato i cieli a chi vince un’ardua mèta. Ma lo strappano i crudeli dalla fronte del poeta, o lo spargono di brine, o v’intrecciano le spine.
Nella casa del potente brillan ori e perle e drappi; move il piè la danza ardente, il piacer corona i nappi. Ma la Noia antica e smorta batte presto a la sua porta.
Le speranze un lenimento dánno all'aspre umane croci. Ma sorridono un momento, poi si pérdono veloci, come i giochi irrequieti che fa il sol sulle pareti.
Sol conforto nel viaggio della stirpe fulminata è il pietoso e bianco raggio d una fronte innamorata, due begli occhi ed un crin nero vagheggiati nel mistero.
Mi chiedesti, o bella oppressa, una nota del mio canto. 'Tel promisi, e la promessa io mantenni ai dí del pianto. E l’afflitta fantasia m’inspirò quest’armonia.