Italian poem
Spirito dell'amore
by Giovanni Prati (1814–1884)
Ape, il destin ti falla fors’anco in grembo al fior: né tu morrai, farfalla, forse in un raggio d’òr. Rosa, tu indarno chiudi il tuo favonio in sen: di spettri erranti e nudi il vecchio mondo è pien. Beltá della natura! fuggevoli in un di, non siete che figura d’un dio che non è qui. E in te pur anco, Arbella, quel grande iddio non è: sol, come in onda stella, splende riflesso in te. Da me sovente aprile ha i negri serti in don: ma il sogno piú gentile d’Ero e di Saffo io scJn. O in Léucate o in Abido pianga notturno il mar, fuma sul doppio lido il mio sereno aitar. Due vite ha il folle e il saggio ma invan le trae quaggiú, se il mio celeste raggio non le circonda piú. Due morti ha l’uom: dell’una bianco e fiorito è il vel; l’altra ha la veste bruna, sparsa di nebbia e gel. Piloti, in una barca, l’Ade a trovar si va; ma chi con me non varca la negra morte avrá. Celeste, ma indiviso dal vostro è il mio destin; cerchiam, cerchiam l’Eliso, cinti di rose il crin.