Italian poem
Sonetti per nozze
Perché nel mar di procellosa vita men dubbia guidi la sua fragil nave, natura, all’uom, valido schermo addita nel sano maritai giogo soave. Ma qual, Bicetti, di si larga aita avran pro le vulgari anime ignave, se fra gli sposi ogni virtú sbandita han de la nostra etá le usanze prave? Ride l’Italia prostituta e serva, se nobil cor la prisca fé rammenta, e al talamo nuzial sue leggi serva. Rida la stolta, e i mali suoi non senta; ma vegga insiem, come in te avvampi e ferva quell’aurea face che negli altri è spenta.
Gentil donzella, che a marito andate con un bel viso e delle doti assai; e, quel ch’è il meglio, ricca d’onestate, mercatanzia rarissima oggi mai, voi allo sposo un capitai portate da rendervi a lui cara sempremai, contro al costume de la nostra etate, che i letti maritali empie di guai. A lui dolci saran l’auree catene onde lega Imeneo, Morte discioglie; voi farete mentir quell’uom dabbene, che due buon giorni diede a que’ c’han moglie l’uno quando la sposa a casa viene, l’altro quando il becchin poi se la toglie.
Oh beato colui che può innocente nel suo letto abbracciar la propria sposa, ed amoroso insieme e continente coglier con parca man la giovin rosa: e veder poi da! suo desire ardente sorger prole robusta e graziosa; e coltivar la tenerella mente al vero, al giusto, ad ogni onesta cosa: indi vedersi ornar ambeduo i sessi di senno, di valore e di virtuti, utili a gli altri ed utili a sé stessi; e udire alfin, ne gli anni suoi canuti, benedir da la patria i casti amplessi che si forti le dièr schermi ed aiuti.
Tra il popol folto Amor v’udi, dolenti note temprando col canoro petto, tutti invocar contro il troiano i venti, tentato invan col lusinghiero aspetto: e mal soffrendo che con falsi accenti un caldo non ancor sentito affetto finger sapeste alle sedotte menti, qual se gemesse il cor in lacci stretto, dall’infallibil arco un dardo sciolse, che ratto venne e il vostro cor trafisse e il finto fuoco in sacro ardor rivolse. Poscia agli attenti spettatori altero additò la ferita ed: — Ecco,—disse,— come talor lo scherzo adombri il vero. —
Precorre Imene, e rende luminosa la sacra stanza de’ piacer novelli; e rugiada freschissima odorosa da le rose gli piove su i capelli. Amore, armato sol d’aurei quadrelli, guida la verginella paurosa; ed ella, chini i suoi due occhi belli, sopra lui mollemente si riposa. Amor sorride, e le accenna col dito il loco ove sará madre d’eroi; ella, a quel cenno, palpita ed arrossa. Serba quel bel pudor, vergin commossa, se il letto geniale ognor gradito al caro sposo e a te serbar tu vuoi.
O tardi alzata dal tuo novo letto, lieta sposa, a lo speglio in van ritorni, e di fiori e di gemme in vano adorni e di candida polve il crin negletto. La diva che al tuo sposo accende in petto fervide brame onde bear suoi giorni, vuol che piú volte oggi lo speglio torni a rinnovare il tuo cambiato aspetto. Ecco, a la bella madre Amore addita l’ombra che ad or ad or sul crin ti viene la dissipata polvere seguendo: e pur contando su le bianche dita e fiso ne le tue luci serene, guarda vezzosamente sorridendo.
O bella Venere, per cui s’accende la vergin timida al primo invito d’Amore, e il giovane caldo ed ardito a la dolcissima palma contende; questa a te candida zona sospende Nice, or che al talamo vien del marito, male opponendosi: e sul fiorito letto con trepido ginocchio ascende. Tu in cambio donale l’amabil cinto, caro a’ bei giovani e a le donzelle, onde il tuo morbido fianco è distinto. In esso e i fervidi baci, e le belle carezze, e i teneri susurri, e il vinto pudor di querule spose novelle.
Scendi propizia dall’ardente sfera ove tu brilli a i fortunati amanti, figlia del mar, che co’ tuoi lumi santi spesso rallegri ancor Pafo e Citerá. Vieni e corona il caldo amor, la intera fede di queste due alme costanti. Non sai quanti sospir sparsero e quanti nel desiar questa beata sera? Profano giá de gli uomini consiglio non è il bel nodo. Ah! di sua man, gioconda madre, lo strinse il tuo celeste figlio. Vieni e t’assidi su la destra sponda del talamo felice: e, dal bel ciglio versando i dolci rai, l’ardi e feconda.