Versos Italian Giuseppe Parini XIV. Il pericolo

Italian poem

XIV. Il pericolo

by

Listen in the reader

In vano in van la chioma deforme di canizie, e l’anima giá doma da i casi, e fatto rigido il senno dall’etá, si crederá che scudo sien contro ad occhi fulgidi, a mobil seno, a nudo braccio e all’altre terribili arme della beltá. Gode assalir nel porto la contumace Venere: e, rotto il fune e il torto ferro, rapir nel pelago invecchiato nocchier; e, per novo periglio di tempeste, all’arbitrio darlo del cieco figlio, esultando con perfido riso del suo poter.

Ecco me di repente, me stesso, per l’undecimo lustro di giá scendente, sentii vicino a porgere il piè servo ad Amor: ben che gran tempo al saldo animo in van tentassero novello eccitar caldo le lusinghiere giovani di mia patria splendor. Tu da i lidi sonanti mandasti, o torbid’Adria, chi sola de gli amanti potea tornarmi a i gemiti e al duro sospirar; donna d’incliti pregi lá fra i togati principi che di consigli egregi fanno l’alta Venezia star libera sul mar. Parve, a mirar, nel volto e ne le membra Pallade, quando, l’elmo a sé tolto, fin sopra il fianco scorrere si lascia il lungo crin: se non che a lei dintorno le volubili Grazie dannosamente adorno rendeano a i guardi cupidi l’almo aspetto divin. Qual, se, parlando, eguale a gigli e rose il cubito molte posava? Quale, se improvviso la candida mano porgea nel dir?

E a le nevi del petto, chinandosi, da i morbidi veli non ben costretto, fiero dell’alme incendio! permetteva fuggir? In tanto il vago labro, e di rara facondia e d’altre insidie fabro, giá modulando i lepidi detti nel patrio suon. Che piú? Da la vivace mente lampi scoppiavano di poetica face, che tali mai non arsero l’amica di Faon; né quando al coro intento de le fanciulle lesbie l’errante, violento per le midolle fervide amoroso velen; né quando lo interrotto dal fuggitivo giovane piacer cantava, sotto a la percossa cetera palpitandole il sen. Ahimè, quale infelice giogo era pronto a scendere su la incauta cervice, s’io nel dolce pericolo tornava il quarto di! Ma con veloci rote me, quantunque mal docile, ratto per le remote campagne il mio buon genio opportuno rapi;

tal che in tristi catene a i garzoni ed al popolo di giovanili pene io canuto spettacolo mostrato non sarò. Bensi, nudrendo il mio pensier di care immagini, con soave desio intorno all’onde adriache frequente volerò.