Versos Italian Giuseppe Parini XVI. Sulla chinachina

Italian poem

XVI. Sulla chinachina

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Oh corteccia possente, oh raro dono che, per uman conforto, fin dal regno degl’Inchi il mar traduce, poiché fu tua mercé, se or salvo jo sono, a te fervida luce d’eterni carmi debitore apporto; si che in Parnaso, a gloria tua, si veggia quanto a me sii piú cara di questa fronda avara che le mie tempie inutilmente ombreggia. Lasso! fra pochi giorni, interno foco di febbre contumace erasi ancor ne le mie vene accenso: e benché un di parea lenisse un poco, quell’empio ardore intenso, ah l’altro, ahimè, quanto venia piú audace ! Cosi tiranno a cui fierezza è scudo sa incrudelir piú lento coll’industre tormento onde al confronto poi torni piú crudo. Ma tu per me fosti l’eroe che vola in soccorso de’ buoni, seco traendo insuperabil forza: e tra il popol, che piagne e si consola, corre alla reggia, sforza le ferree porte; e in fra le grida e i suoni entra, e col ferro minacciando stride; e la truce coorte,

e i ministri di morte, e il fier tiranno in un momento uccide. Tal tu venisti: e in un balen sen giacque dal valor che t’inspira la mia febbre tiranna oppressa e spenta. Dolce riposo che nel sen mi nacque calmò la violenta turba de’ nervi, e i fieri moti e l’ira...