Italian poem
XVII. Ad A. Appiani
Te di stirpe gentile e me di casa popolar, cred’ io, dall’Éupili natio, come fortuna variò di stile, guidaron gli avi nostri de la cittá fra i clamorosi chiostri. E noi dall’onde pure, dal chiaro cielo e da quell’aere vivo, seme portammo attivo, pronto a levarne da le genti oscure, tu, Appiani, col pennello, ed io col plettro, seguitando il bello. Ma il novo inerte clima e il crasso cibo e le gran tempo immote...