Versos Italian Ludovico Ariosto Elegia V

Italian poem

Elegia V

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Vo navigando un mar d’aspri martirî In fragil barca, perigliosa e grave, Col vento impetüoso de’ desiri. E voi, che avete del mio côr la chiave, Me ritenete al fin come vi piace, Qual áncora talor smarrita nave: Voi m’acquetate, e ritenete in pace Le torbide onde dell’avverso mare, Gonfiato da pensier dubio e fallace: Voi sête il porto del mio navicare, Voi calamita sête e la mia stella, Qual sola seguo e che sempre m’appare. Voi sola nel furor d’ogni procella Chiamo al mio scampo, e risôna ’l bel nome Non men drento del cor, che ’n la favella. Chiámavi l’alma, e non saprei dir come Siano scolpite in me tutt’oramai Vostri occhi, vostri modi e vostre chiome. Da questo vien ancor ch’io mi privai, Lasso! del côr e di mia libertate, Dandomi ’n preda agli amorosi guai. Ma fui costretto da sì gran beltate, Che me stesso ad Amor me diedi ’n dono, E diedi a voi di me la potestate. Ma tutto è vostro quel che ad altrui dono, Però ch’alfln tutto vi rende Amore, Nè posso esser d’altrui, se vostro i’ sono, Tenendo voi la rôcca del mio côre.