Versos Italian Ludovico Ariosto Elegia XV

Italian poem

Elegia XV

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O lieta piaggia, o solitaria valle, O culto monticel che mi difendi L’ardente sol con le tue ombrose spalle: O fresco e chiaro rivo che discendi Nel bel pratel tra le fiorite sponde, E dolce ad ascoltar mormorío rendi: O se Driade alcuna si nasconde Tra queste piante; o s’invisibil nôta Leggiadra Ninfa nelle gelide onde; O s’alcun Fauno qui s’avventa o rôta, O contemplando stassi alta beltade D’alcuna diva a’ mortali occhi ignota: O nudi sassi, o malagevol strade, O tener’erbe, o ben nodriti fiori Da tepide aure e liquide rugiade; Faggi, pini, ginepri, olive, allôri, Virgulti, sterpi, o s’altro qui si trova Ch’abbia notizia de’ mie’ antichi amori: Parlare, anzi doler con voi mi giova; Che, come al vecchio gaudio, testimoni Mi siate ancora alla mestizia nôva.

Ma pria che del mio mal oltra ragioni, Dirò chi io sia; quantunque de’ mie’ accenti Vi devrei esser noto ai primi suoni: Ch’io solea i miei pensier lieti e contenti Narrarvi, e mi risposero più volte I cavi sassi alle parole attenti. Ma stommi dubbio che l’acerbe e molte Pene amorose sì m’abbiano afflitto, Che le prime sembianze mi sien tolte. Io son quel che solea, dovunque o dritto Arbor vedeva, o tufo alcun men duro, Della mia dea lasciarvi il nome scritto. Io son quel che solea tanto sicuro Già vantarmi con voi, che felice era, Ignaro, aimè! del mio destin futuro. S’io porto chiusa la mia doglia fiera, Morir mi sento; e s’io ne parlo, acquisto Nome di donna ingrata a quell’altiera. Per non morir, rivelo il mio cor tristo; Ma solo a voi, che in gli altri casi miei Sempre mai fidi secretarî ho visto. Quel che a voi dico, ad altri non direi: Io credo ben che resteran con voi, Come già i buoni, or gli accidenti rei. Quella, oïmè! quella, oïmè! da cui Con tant’altro principio di mercede Tra i più beati al ciel levato fui; Che di fervente amor, di pura fede, Di strettissimo nodo, da non sciôrse Se non per morte mai, speme mi diede; Or non mi ama nè apprezza, ed odia forse, E sdegno e duol credo che ’l cor le punga Che ad essermi cortese unqua si tôrse. Una dilazïon già m’era lunga D’una notte intermessa; ed ora, ahi lasso! Il mio contento a mesi si prolunga. Nè si scusa ella, che non m’apra il passo

Perchè non possa, ma perchè non vuole: E qui si ferma, ed io supplico a un sasso; Anzi a una crudel’aspide, che suole Atturarsi l’orecchie, acciò placarse Non possa per dolcezza di parole. Non pure al soavissimo abbracciarse Dell’amorose lotte, e a’ dolci furti, Le dolci notti a ritornar son scarse; Ma quelli baci ancora, a’ quai risurti Miei vital’ spirti son spesso da morte, Mi niega, o mi dà a forza secchi e curti. Le belle luci (oimè! quest’è il più forte) Si studian che di lor men fruir possa, Poi che si son di più piacermi accorte. Così quand’una e quand’un’altra scossa Dà per sveller la speme di cui vivo, Per cui morrò, se fia da me rimossa. O di voi ricco, donna, o di voi privo, Esser non può che più di me non v’ami, E me, per voi prezzar, non abbia a schivo. Sì che pel danno mio, ch’io mi richiami Di voi, non vi crediate: più mi spiace, Che questo troppo il vostro nome infami. Ogni lingua di voi sarà mordace, Se s’ode mai che un sì benigno giogo Rotto abbia, o sciolto, il vostro amor fugace. O non legarlo, o non sciôr fino al rogo Dovea; chè in ogni caso, ma più in questo, Mal dopo il fatto il consigliarsi ha luogo. Il pentir vostro esser dovea più presto: E, se ben d’ogni tempo non potea Se non molto parermi acre e molesto; E voi non potevate se non rea Esser d’ingratitudine, se tanta Servitù senza premio si perdea; Pur io non sentirei la doglia, quanta La sento per memoria di quei frutti Ch’or mi niega di accôr l’altera pianta.

L’esserne privo causa maggior lutti, Poi ch’io n’ho fatto il saggio, che non fôra Se avuto ognor n’avessi i denti asciutti. D’ingrata e di crudel dar nota allora Io vi potea: d’ingrata e di crudele, Ma di più, dar di perfida posso ora. Or queste sieno l’ultime querele Ch’io ne faccia ad altrui: non men secreto Vi sarò, ch’io vi sia stato fedele. Voi, colli e rivi e Ninfe, e ciò che a drieto Ho nominato, per Dio, quanto io dico Qui con voi resti. Così sempre lieto Stato vi serbi ogni elemento amico.