Italian poem
Sonetto III
Quell’arboscel che in le solinghe rive All’aria spiega i rami orridi ed irti, E d’odor vince i pin, gli abeti e i mirti, E lieto e verde al caldo e al ghiaccio vive; Il nome ha di colei che mi prescrive Termine e leggi a’ travagliati spirti, Da cui seguir non potran Scille o Sirti Ritrarmi, o le brumali ore o le estive. E se benigno influsso di pianeta, Lunghe vigilie od amorosi sproni Son per condurmi ad onorata mèta; Non voglio (e Febo e Bacco mi perdoni) Che lor frondi mi mostrino poeta, Ma che un ginebro sia che mi coroni.