Italian poem
A Psiche
by Nicola Sole (1833–1901)
Tu pur, candida Psiche, avrai tu pure Amato indarno. Visïon gentile Di novissimo amor sarai per sempre Innanzi ai miei languenti occhi passata. Così fidente non guardarmi almeno, Così vezzosa! Oh non sognar di Elisi, Che non saran per noi! Sa il ciel se teco Stato felice io non sarei su tutte Cose felici! E nondimen t’infrango, Lucente idol d’amore e di speranza!
Or l’angiol, che i tuoi lieti anni governa, Pria che ti colga l’infinito affanno D’un fulminato amor, pietosamente In fondo a la tua pura anima veli Le mie pallide forme, e in cor ti ponga, Pria che il dolor, l’obblio: deh, ch’io ritorni Presso al cembalo tuo, nè la tua bruna Pupilla, intenta nel mio sguardo, esplori Onde il silenzio di quest’occhi, e il novo Gel, che tu sola sentirai, derivi!
Che ti dirò, poi che perir tu dei In questo petto insanguinato, in questo Sepolcro ardente, ove perir già tante Innamorate larve? Ultima forse, Povera Psiche, dormirai con esse, E in eterno! Nè mai, fin che le sere In auree veglie indugerem, ti udrai Da me parola che d’amor ti dica, E come ardendo e delirando io sia Venuto a tal che disamarti è il solo, Ch’io rendere ti deggia, infausto amore!
Dicembre 1857.