Italian poem
La donna e l'amore
by Nicola Sole (1833–1901)
LA DONNA E L’AMORE (sull’urna d’una straniera)
Qui dove l’onda e l’aere Susurrano d’amore, E lieti i colli odorano Del più soave april, Mite cedesti al subito Gel de la morte, o fiore Di peregrine grazie, Di venustà gentil.
I sogni tuoi non erano Questi, o sepolta, allora Che dal tuo labbro il timido Primo sospir fuggi, E te pensosa e rorida Di vago pianto ancora A le Fiamminghe vergini Un Italo rapì!
Che palpiti! che gaudii Ti promettea la speme In riva al mar che mormora Di due Vulcani al piè! Ed, ahi, sì presso al talamo, Cui ti fioría l’Imene, Ponea la Morte un tumolo, E lo ponea per te!
Ahi! non invan dai giovani Boschi del patrio Eliso In servitù magnanima La nuova donna errò, E moribonda, e pallida Soavemente il viso, Sovra il guancial del profugo La fronte abbandonò!
Eva innocente e florida Di gioventù romita, Nel caro Eden domestico Chiude la donna il cor; Fin che da l’ombre placide De’ suoi recessi uscita, Va generosa ed esule Ove la porta amor.
Sa questo fior che l’aure De’ suoi profumi inonda, Sa dove i molli petali Novellamente aprì; Ma ignora oltre quai limiti, E in che rimota sponda Andrà piegando al vespero De la sua vita il dì!
Pur ne’ supremi aneliti Ti consolò la Fede, E ti covrì di mammole Il peregrino avel: Chè del tuo letto un angiolo Venne a posarsi al piede, E ti additò la patria D’ogni straniero, il ciel!
Settembre 1857.