Versos Italian Nicola Sole Al sepolcro di un amico

Italian poem

Al sepolcro di un amico

by (1833–1901)

Listen in the reader

Invano a le odorate aure d’aprile Per te ne’ campi si risolve il verno: Sui redivivi fiori, alma gentile, Non cadran gli occhi tuoi chiusi in eterno A la rosea del sole onda vital!

Tu come nuove biancheggiar le nevi Per le nostre natie balze Lucane, Scossa la polve de la via movevi Ignote ad abitar piagge lontane, A spirar la celeste aura immortal.

Fra le stesse indomate ansie crudeli, Onde il tuo frale nel perir gemea, L’alma presaga de’ materni cieli Serenamente dal tuo sguardo ardea Cercando il sole che non ha mattin.

Pietoso il ciel ti consentia tranquilla L’intelligenza de’ supremi istanti, Perchè maggior de la soffrente argilla, La croce al fianco e la speranza innanti, L’alma valesse a l’eternal cammin!

O mio diletto! Un esule che torni Al caro sole de la patria valle, Riguarda forse ai luminosi giorni, Che gli raggiano ancor dopo le spalle Da le montagne de l’estranio suol?

Ma noi, sedenti ne l’esiglio ancora Al di qua de le nubi e de la vita, Noi più deserti plorïam qualora Un’alma amica di quaggiù partita Stringa dietro al compagno angiolo il vol!

Perchè ne l’ora de l’estremo addio, Ora di pace e di pietà profonda, Quando pendevi fra la terra e Dio, Io del tuo letto non premea la sponda L’ultimo bacio a ricambiar con te!

Oh, perchè lunge in solitarie prode Questo diletto del tuo cor vagava, Allor che il suon de la funerea lode Sovra i singulti del dolor s’alzava Del tuo ferètro lagrimato al piè!

Con che devota tenerezza avrei Ribaciata la tua fronte leale! Come gravi di affanno i versi miei Echeggiati sarien per le tue sale Ne la tregua del pianto e del dolor!

E con che fede non ti avrei seguito A quegli alberghi, onde nïun reddiva! Con che terror nel lagrimevol rito, Che a te le porte di sotterra apriva, Sparsa la tomba non ti avrei di fior!

Or posa in pace; e limpida quïete Su le ceneri tue piovan le stelle: Io da fosche agitato ire segrete Non so qual porto da le mie procelle, Nè qual sepolcro su la terra avrò:

Ma sempre, ovunque, mi vivrà nel petto Cara memoria de’ perduti amici, E del tuo generoso unico affetto, Che ne’ pallidi miei giorni infelici Di cotanto dolor mi allevïò!

Aprile 1857.