Italian poem
II.
M
De la giudaica fola e di Sion su la rovina immane, forte, superba, sola, la nostra Dea, la Verità, rimane:
la Dea che a poco a poco il mister de la vita a noi disserra. Per lei domammo il foco, per lei domammo i fulmini e la terra.
Ecco, sino a le stelle gl’inni e le grida de ’l trionfo vanno. Ha vinto il gran ribelle e le porte de ’l ciel non prevarranno!
Cadon gli altari infranti, sfuman le larve de ’l passato impure. Avanti, avanti, avanti, con la fiaccola in pugno e con la scure.
No, non lordate il biondo capo, fanciulle, con la cener vile; venite; è bello il mondo; oggi rinasce con le rose aprile.
No, su le aiuole brulle non incombon più il freddo e lo squallore: venite a noi, fanciulle, oggi rinasce con le rose amore.
Dolce amor de’ ribelli venite a rallegrar la nostra danza co ’l tirso e co’ i capelli coronati de’ fior de la speranza.
Schiera festante, andiamo là dove il vero come il sol risplende; lassù, lassù corriamo dove giocondo l’avvenir ci attende.
A i liberi, a i costanti le vie de l’avvenir s’apron secure. Avanti, avanti, avanti, con la fiaccola in pugno e con la scure!