Italian poem
LXIV
All’impulso del piè veloci e pronte consentono le rote e m’incammino mentre un lume rosato all’orizzonte annuncia il sole ad apparir vicino.
L’ultima stella tramontò sul monte, i primi bocci aperse il biancospino, tepido il vento mi baciò la fronte, canta vigile il gallo. Ecco il mattino!
e su dagli orti ancor mal desti e soli, nella nebbia sottil che si disperde, olezzano i mughetti ed i giaggioli.
Fugge la strada e il mio pensier si perde nell’estasi del sogno e par che voli fra il ciel turchino e la campagna verde.
Giunto quasi al meriggio il sole indora l’immenso piano e la deserta via da cui torno canuto alla natia terra dove bambino ebbi dimora.
Di qui mi tolsi giubilando ed ora vengo della tristezza in compagnia.... O case bianche della terra mia, case de’ miei, mi conoscete ancora?
Ma chi mi chiama? Il camposanto inchina su me la vetta de’ cipressi suoi e parla basso al cor che l’indovina.
No, morti! Or lungi è la mia casa e poi non è sepolta qui la mia bambina, poveri morti, e non verrò tra voi!