Italian poem
LXXII
Nel mio tempo miglior che fu sì breve, quando la gioventù m’ardea ne’ polsi, spesso ignuda la fronte al ciel rivolsi bevendo il freddo come vin si beve,
e quando vidi turbinar la neve nell’inverno crudel, non me ne dolsi, anzi sul ghiaccio e sulla neve colsi spesso la rima che l’idea riceve.
Ma tutto in me cangiò cogli anni ed ora quando nel ferreo ciel sibila il vento, fuggon non che l’idea le rime ancora
e la neve che amai mi fa spavento, poiché fiamma d’amor non mi ristora e il freddo della morte in cor mi sento.