Versos Italian Olindo Guerrini LXXV

Italian poem

LXXV

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Quando tra la sottil nebbia serale vo con la folla anch’io ed i monelli vendono il giornale urlando il nome mio,

mi sento dir vicino a voce bassa: « — Guarda: Stecchetti è quello! — » ed un occhio mi scruta e mi trapassa, freddo come un coltello.

Anch’io mi volgo allora e leggo aperto nel cor di chi mi guarda; indovino il pensier chiuso e coperto dalla faccia bugiarda.

E di dentro il dolor piange, ma fuori sorridon gli occhi asciutti; sanguina una ferita in tutti i cuori ma la nascondon tutti.

Ah no, fratelli miei, non c’è ferita che si possa coprire! Il destino è così, questa è la vita; soffrire e poi soffrire!

Anche le spalle mie portan la croce, le spalle, ahi, non più forti! E dico spesse volte a bassa voce: «— Come stan bene i morti! — ».

Son trascinato anch’io dalla mia sorte col guinzaglio al collare. Cammino come voi verso la morte.... Lasciatemi passare!